The integration of needs mapping and community-centred design: Our dynamic community map proposal

Vol. 7, No. 1 (2026)

Data di pubblicazione

Fonte  International Journal of Design for Social Change, Sustainable Innovation and Entrepreneurship, 7(1), 54–63.

Questo contributo propone un avanzamento metodologico volto a rafforzare il coinvolgimento delle comunità marginali, considerando le aree interne italiane come laboratori di innovazione nell’ambito del design per il cambiamento sociale.

La ricerca prende avvio da osservazioni condotte in alcune aree orientali del Salento delle Serre, secondo il PPTR Puglia, dove emerge una profonda frattura identitaria tra i giovani e il loro territorio. Tale disconnessione, alimentata da una limitata consapevolezza del patrimonio locale, porta le giovani generazioni a percepire il proprio contesto come inadeguato alla realizzazione di sé. Insieme alla debole attivazione delle reti civiche locali, questa condizione evidenzia la necessità di superare modelli standardizzati di progettazione partecipativa.

Lo studio adotta un approccio misto e iterativo per definire un protocollo operativo che, a partire dai risultati della mappatura dei bisogni, consenta l’evoluzione della sua fase finale, cioè la restituzione, in un’azione di co-progettazione fondata sull’approccio del community-centred design.

La mappa dinamica di comunità viene qui teorizzata come un terzo luogo, capace di funzionare simultaneamente come artefatto condiviso e aperto e come infrastruttura in grado di sostenere un processo attivo di co-progettazione, dialogo e partecipazione comunitaria. La costruzione di relazioni basate sulla fiducia, l’informalità e la postura abilitante del facilitatore integrano il processo, prevenendo derive estrattive o individualistiche e sostenendo, al tempo stesso, l’emergere dell’agency locale.

Rileggere le aree marginali attraverso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 4, 11 e 17 significa trasformare la fragilità in una risorsa progettuale. In questa prospettiva, i contesti marginali cessano di essere destinatari passivi dell’intervento e diventano generatori di nuovi paradigmi progettuali, capaci di attivare processi situati e sostenibili di trasformazione territoriale.